lunedì 27 febbraio 2017

LA FONDAZIONE DI UNA SOCIETA FEMMINILE

 Marija Gimbutas, archeologa e linguista di fama internazionale, scoprì, da alcune sepolture della vecchia Europa, che erano le donne a svolgere i ruoli religiosi più prestigiosi in alcune antiche società dell’Europa.
Inoltre il fatto che le donne avessero ruoli importanti nella vita della vecchia Europa non significava che a essere oppressi fossero gli uomini. 
Un’altra autrice, Riane Eisler, parla infatti di gilania e società della partnership per trovare un’alternativa a due modelli societari unilaterali quali: patriarcato e matriarcato[1].
Da molte testimonianze archeologiche, artistiche e linguistiche si evince che nella preistoria prosperarono società più pacifiche di quelle attualmente conosciute.
Rispetto a queste società arcaiche emergono poche tracce di distruzione legata a guerre e scarsa presenza di fortificazioni. Anche nell’arte del neolitico si nota l’assenza di scene di violenza e di scene di uomini che uccidono altri uomini o di uomini che violentano donne.
Non veniva normalizzata, attraverso il linguaggio artistico, la violenza sessuale  e dunque resa accettabile per la società (contrariamente a ciò che invece è avvenuto all’interno del nostro retaggio greco-romano).
Dall’arte e dai doni funerari si evince invece che le donne fossero state sacerdotesse e che ricoprissero importanti cariche religiose. Sempre dai doni funerari traspare come la struttura sociale fosse più egualitaria, con meno timore delle differenze, e meno caratterizzata da profonde disuguaglianze di ordine sociale, economico e politico. Non sono mai comparse tutt’ora prove evidenti della subordinazione femminile nei confronti dell’uomo nelle cosiddette antiche società gilaniche o mutuali.
L’arte prodotta dalle comunità basate sul modello mutuale, piuttosto che celebrare il potere di dominare e distruggere, si concentrava sul piacere di dare, alimentare e illuminare la vita

Palazzo di Cnosso, sala dei delfini.
 I temi naturali sono i più ricorrenti nell'arte minoica
Il simbolo delle società della partnership è il calice, il Graal dei poteri creativi del femminile.
L’arte neolitica ci informa su ciò che le popolazioni consideravano importante: non solo il sesso, ma anche la nascita, la morte, tutti i cicli naturali, i ritmi del sole e della luna. 
L’arte, come la concezione di vita, rendeva onore ai poteri creativi della natura, mediante immagini sessuali e di celebrazioni della nascita. Qui per sessualità non si intende ciò che gratifica l’ego del maschio ma lo scambio erotico che dona vicendevolmente piacere e soddisfazione a donne e uomini.
Quindi la concezione artistica, filosofica, naturalistica, sessuale e amorosa delle società gilaniche è molto diversa da quelle della società della dominanza, come quelle greche-romane e come la società in cui viviamo. La bellicosità (interna e esterna) di una società e il degrado della condizione femminile spesso si presentano direttamente proporzionali.
Sicuramente non erano società perfette, la violenza anche se in misura inferiore esisteva anche lì, ma la ricerca di una migliore qualità della vita e della gioia di vivere erano i valori perno sui quali si basata l’intera società.
Affresco di un grifone
Uno dei più celebri esempi di società gilanica sembrerebbe essere stata la civiltà cretese. Dalle opere artistiche è immediatamente evidente l’assenza di idealizzazioni del potere distruttivo e della violenza tipiche di società maschiliste. Infatti la pace all’interno della società cretese durò millecinquecento anni.
Molti ritrovamenti testimoniano come la religione cretese sia rimasta fedele a una concezione femminile di divinità. E' stata ritrovata la rappresentazione di una donna circondata da processioni di uomini che la omaggiano e donne sacerdotesse che diffondono le benedizioni al popolo. 
Inoltre si suppone addirittura che sul trono sedessero delle Regine e che il governo fosse di stampo pacifista e femminile. L’architettura della città, degli edifici privati e pubblici e dei luoghi di culto erano caratterizzati dalla ricerca della bellezza, della vivibilità piuttosto che dell’imponenza delle opere fine a se stessa.
Nulla indica che le risorse monetarie di Creta fossero investite (come avviene nelle nostre società) in tecnologie di distruzione. Al contrario, risulta evidente che le ricchezze di Creta servissero soprattutto a mantenere un modo di vita armonioso, elegante e il più possibile a contatto con la natura
Queste conoscenze rispetto all’antica Creta pre-patriarcale fanno meditare su alcuni dei valori sui quali è fondato l’Occidente, e non solo, del mondo. 

Riprendendo le parole della Gimbutas:

Rifiuto l’assunto secondo il quale con il termine civiltà ci si riferisce necessariamente a società guerriere maschili. La base di ogni civiltà risiede nel suo livello di creazioni artistiche, di conquiste estetiche, di valori non materiali e di liberà, che danno significato, valore e gioia alla vita per tutti i suoi cittadini, così come un equilibrio di potere tra i due sessi.

Concludendo, l’esempio di Creta fornisce un esempio reale e virtuoso di modello societario gestito con spirito femminile e un invito, più che mai attuale, per le nostre società a forte componente maschilista, a lasciarsi illuminare dai valori e dai tesori del femminile autentico.




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[1] The Center for Partnership Studies, partnershipway.org.

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