martedì 14 febbraio 2017

L' ADDOMESTICAMENTO FEMMINILE NEL REGNO DEL FALLO


Le società della dominanza, ovvero tutte le società in cui vigono valori prettamente maschili, si basano sull’assimilazione della virilità a predominio sessuale, sociale, politico ed economico e di femminilità a sudditanza in tutti i medesimi settori.
 Satiro che gioca con una Baccante,Gervex 1874.

Tutto ha inizio precocemente e già in tenera età, la socializzazione dei membri delle società della dominanza avviene sull’esaltazione del predominio, del machismo e della conquista (che sono caratteristiche diverse dai valori sani della mascolinità) e sullo svilimento della vulnerabilità, dei sentimenti e dell’empatia.
All’interno dei rapporti di genere, il maschio si colloca in un rango superiore alla femmina e, come detto sopra, gli stereotipi associati alla mascolinità acquistano più valore di quelli associati alla femminilità all’interno della società.

Molte pratiche all’interno di questa tipologia di società sono caratterizzate da violenza e trauma; con la grave conseguenza che finiscono con l’essere considerate normali dalla maggior parte dei cittadini.
 Non può che appartenere a queste culture, ad esempio, la pratica della mutilazione genitale femminile. Questa tortura istituzionalizzata è ancora viva in 40 paesi ed è perpetuata dalle popolazioni stesse come “rito di iniziazione” per diventare donne desiderabili dagli uomini e accettate socialmente. In realtà, la costante per le donne che la subiscono è  il dolore fisico, e psicologico, che si porteranno per tutta la vita.
La violenza nelle culture della dominanza riguarda tutti gli aspetti della vita dell' individuo, sia intimi che sociali. La sopraffazione è presente sia nei legami di coppia, che nelle relazioni umane e lavorative, fino coinvolgere i rapporti tra stati (attraverso politiche belliche,  giustificate da “buone cause”). 
Il Cliente di Forain 1898
Le società della dominanza perpetuano e giustificano  i rapporti asimmetrici e la gerarchizzazione sociale, dove vi è sempre chi domina che, attraverso la paura, 
impone l’obbedienza a chi è dominato.
La spiritualità presso queste culture è caratterizzata da divinità punitive, si è obbligati a comportarsi bene pena, ad esempio, l’inferno. Generalmente la divinità è rappresentata come un padre distaccato, lontano e astratto i cui ordini devono essere rispettati per evitare il castigo.
La natura, come la donna, sono considerate a un livello inferiore. Entrambe devono essere controllate, sfruttate e derubate di tutti i beni. Vedi lo sfruttamento del corpo femminile attraverso la prostituzione. Come, analogamente, avviene  lo sfruttamento della Terra per trarre più petrolio, per cementificare in modo incontrollato, causare deforestazione e inquinamento.
 In queste società, si cerca di arraffare quanto più possibile, intendendo  il profitto in modo cieco, stupido e distruttivo.
Tutta la mitologia tramandata e in voga risponde ai canoni maschilisti mentre la mitologia femminile e le eroine donne non vengono celebrate né studiate a scuola.
Non deve stupire, dato lo status inferiore, che la donna non possa accedere a cariche religiose, che sia minimamente presente in politica e in alte cariche dirigenziali. Le rare donne presenti, per poter avanzare, finiscono con l’incarnare i valori del predominio e del machismo, negando i valori della femminilità autentica.
Gli uomini all’interno di queste società vengono disumanizzati, privati della possibilità di esperire le proprie caratteristiche di tenerezza e vulnerabilità; all’uomo non è consentito piangere altrimenti viene  paragonato a una “femminuccia”. Al contempo le donne vengono addomesticate ed imbrigliate nel proprio essere e nella propria libertà.
L’essere uomo finisce con l’identificarsi con la sopraffazione, con la violenza e con lo sfoggio di quante più amanti sessuali possibili. 
Sia le donne che il sesso in questa società sono controllati dagli uomini.
Lilith, la prima donna, demonizzata dal patriarcato
Il fine principale del sesso è qui la gratificazione del maschio e la procreazione.
Le donne “per bene” devono negare l’interesse per le questioni sessuali. Così il corpo femminile, all’interno di queste società, diviene proprietà maschile e ciò influenza profondamente la costruzione sociale della sessualità sia per l’uomo che per la donna.
Con i cambiamenti degli anni sessanta, in occidente si è iniziato a mettere in discussione le caratteristiche della cultura della dominanza. 
Scavando nel passato, la nostra società ha una eredità prevalentemente fallocentrica.
La stessa idealizzata Atene era caratterizzata da repressione delle donne, espansionismo militare, durezza e brutalità della vita per la maggior parte delle persone. Era inoltre una società schiavista. Persino l’unica attività consentita alle donne, la prostituzione, era regolamentata dal potere maschile.
 Testimonia Aristotele: “Le giovani suonatrici di flauto, arpa e cetra non chiedano più di due dracme per i propri servigi”, ovvero l’unica entrata che le donne potevano guadagnarsi era soggetta a controllo da parte del maschile.
Per non parlare delle leggi contro l’adulterio femminile. Le donne che lo compivano dovevano per legge essere cacciate fuori di casa nude, non più tutelate dalla legge dello stato, diventavando potenziali vittima di qualunque maltrattamento.
Anche l’arte greca testimonia come le scene di stupro fossero considerate perfettamente normali e legittimate. Ad esempio le scene dei satiri che inseguono, picchiano e seviziano le menadi erano molto diffuse sui vasi, sulle coppe e sugli attici ateniesi. Era costantemente passato il messaggio, anche attraverso le arti, di asservimento e assoggettamento della donna all’uomo. 
Successivamente mostrerò altri modelli di società basati sulla reciprocità e mutualità, dove l'elemento femminile godeva di maggior considerazione e spazio.

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