domenica 22 gennaio 2017

LA CONSACRAZIONE ALLA DEA E LA GLORIFICAZIONE DELLA SESSUALITA’



L'importanza della donna nella spiritualità è stata cancellata e distorta nelle società patriarcali. Attualmente le tre religioni che contano una più folta schiera di fedeli sono rette da un unico dio maschio[1].
Le società patriarcali hanno coinciso con la soppressione del sacro femminile. 
E’ doveroso parlare di discriminazione spirituale delle donne, dato che la spiritualità nella nostra cultura è istituzionalmente esclusivamente in mano al genere maschile.
Le donne, incredibilmente ancora tutt’oggi, non possono officiare i riti religiosi né sono dotate di alcuna autorità spirituale presso le religioni vigenti.


Inoltre lo spodestamento della spiritualità femminile ha comportato anche la scissione tra sessualità e sacralità, tra spiritualità e materia, tra corporeo e immateriale.
La natura femminile, se risvegliata e ripulita da tutte le credenze limitanti, è naturalmente connessa al proprio corpo e ai sui cicli.

Questo legame tra la donna e il proprio corpo era una consapevolezza diffusa delle donne delle società arcaiche. Presso le società matriarcali, dove il potere spirituale femminile era riconosciuto, il sesso ricopriva un ruolo naturale e sacro all'interno delle relazioni e nella società. La consacrazione alla dea comportava una glorificazione della sessualità.

Ad esempio anche l’educazione sessuale della gioventù, invece di essere lasciata a se stessa (e a youporn!), avveniva secondo una iniziazione ai misteri del sesso all’interno del tempio[2].
Scrive Evola sulle Ierodule (dal greco "dipendenza da una istituzione templare) e i Misteri della Grande Madre (Afrodite, Astarte, Ishtar, Inanna):


"Vi era, da un lato l'usanza, che ogni ragazza giunta alla pubertà non potesse passare ad eventuali nozze prima di aver offerto la sua verginità in un contesto non di amore profano, ma di sacralità: ella doveva darsi nel recinto sacro del tempio a uno straniero che facesse un'offerta simbolica e che invocasse in lei, la dea".

Nell'antichità esisteva una vera propria scienza dell'amore. Si insegnava ai giovinetti con molta cura le pratiche per stimolare il desiderio e provocare così maggior piacere. L’atto sessuale diventava una sorta di rito magico nel quale l'energia generata dall'unione sessuale dei due officianti andava ad alimentare la corrente di psichismo che faceva da corpo alla presenza della dea. Allo stesso tempo veniva trasmesso a colui con il quale la donna/sacerdotessa si congiungeva, l'influenza e la virtù della dea. 


Anche presso l’antico Egitto le donne celebravano culti. Le celebranti, più che i celebranti uomini, erano preposte a quest'importante compito.
Si credeva che la donna, possedendo in sé due principi maschile e femminile, ricostituiva in sé la coppia divina senza per questo dover ricorrere alla presenza dell’uomo dinnanzi al divino.

"Seduta sulle ginocchia del Dio Amon, gli occhi negli occhi, la Divina Adoratrice, il giovane, splendido corpo, avvolto da veli leggeri, gli cinge il collo con un abbraccio appassionato, preliminare di un amplesso a venire. Il Dio in persona incorona la sacerdotessa, le impone le mani trasmettendole la sua potenza, la guarda fisso negli occhi e si unisce a lei in un amplesso cosmico. Colei che si unisce al Dio è anche detta la mano del Dio in ricordo dell'atto masturbatorio compiuto con la propria mano dal Creatore quando originò il tutto". 

 Era infatti attraverso la masturbazione compiuta sacralmente che la sacerdotessa si univa al Dio e, nell'attimo dell'orgasmo, invocava il suo nome.  L'esclusione dell'uomo dal rito era possibile in quanto la donna appariva già completa e di origine divine.

La situazione si capovolgerà con le religioni monoteistiche, dalla cattolica all'ebraica, alla musulmana e sarà poi l'uomo, “l'Adamo" che darà origine, da una sua costola, alla donna. Un mito confezionato ad hoc da una casta religiosa maschilista che nei millenni ha teso sempre più a deprezzare e demonizzare la donna, il sano piacere sessuale e la possibilità per il mondo femminile di rivestire ruoli spirituali di prestigio nella società.




[1] Cristianesimo, Giudaismo e Islamismo.
[2] Ad esempio il culto si svoleva presso il Tempio di Afrodite a Corinto in Grecia.

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